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La chiavetta USB che ti hackera il PC in meno di un minuto

Basta inserirla e rapidamente supera tutte le protezioni.

È un classico della cinematografia l'hacker che, con il software caricato sulla sua chiavetta USB (un tempo accadeva lo stesso con i floppy) riesce a violare qualsiasi sistema in poche decine di secondi.

Ebbene non si tratta soltanto di finzione scenica: Samy Kamkar, che tra le altre cose è l'autore di un worm che nel 2006 destò parecchia preoccupazione, ha davvero un dispositivo USB in grado di fare tutto ciò.

Lo tiene talvolta appeso al collo a mo' di collana e l'ha chiamato USBdriveby.

È un microcontroller che si collega direttamente alla porta USB da dove, grazie a alcune caratteristiche di implementazione dello standard USB (per esempio, il fatto che quando si inserisce una tastiera non è richiesto alcun permesso speciale) e dei sistemi attuali, riesce a prendere il controllo del computer.

In circa un minuto, USBdriveby si fa passare per una tastiera e per un mouse, disabilita le eventuali applicazioni che monitorano la rete, disabilita il firewall di OS X, modifica i DNS inserendone altri sotto il controllo del suo creatore, apre una backdoor con una connessione in uscita verso un server da cui ricevere comandi e ripulisce le tracce del proprio passaggio.

Kamkar ha pubblicato unfilmato che mostra il suo dispositivo in azione, e ha avvertito che, sebbene lo si veda all'opera con OS X,«lo si può facilmente estendere a Windows e ai sistemi *nix».

 

 

Facebook, arriva il pulsante per segnalare le bufale

Facebook è il regno della socializzazione, della chiacchiera, del commento ma, spesso, anche della bufala.

Il fenomeno deve aver raggiunto dimensioni davvero preoccupanti se il social network in blu ha deciso di correre ai ripari introducendo una nuova opzione tra quelle disponibile per segnalare i post allo staff: Notizie false.

Nella definizione rientrano le «notizie deliberatamente false» e le «truffe smascherate da una fonte affidabile».

Al momento l'opzione non è disponibile a tutti ma si trova in fase di sperimentazione e soltanto 700.000 iscritti a Facebook la possono utilizzare.

«Segnalare storie che non si desidera vedere aiuta il News Feed a fare un lavoro migliore per mostrare contenuti più rilevanti in futuro» afferma un portavoce del social network in un'intervista a La Repubblica.

La fase di studio è necessario per decidere dove vada tracciata la linea tra notizia semplicemente falsa e post di satira, e capire chi possa essere la «fonte affidabile» cui si fa riferimento.

Offrire agli utenti la possibilità di capire con un solo colpo d'occhi se le notizie che appaiono nelnews feed siano reali, bufale o post umoristici è una preoccupazione su cui Facebook si sta concentrando da qualche mese: l'obiettivo è sempre fornire contenuti più in linea con i gusti dell'utente stesso.

Già lo scorso agosto si vociferava dell'introduzione del tag [Satira] che il sistema potrebbe apporre automaticamente davanti ai titoli dei contenuti provenienti da siti apertamente satirici, come l'americano The Onion, che spesso ha fatto cadere in trappola gli utenti con le proprie notizie scritte appositamente per apparire verosimili ma in realtà assolutamente inventate.

L'effettivo arrivo di opzioni come il tag [Satira] o il pulsante per segnalare le notizie false dipenderà dall'esito dei test, che potranno durare anche a lungo: è importante infatti trovare un equilibrio che non produca l'effetto opposto a quello voluto.

Da ZeusNews

 

 

Tutti gli easter egg di Android, da Gingerbread a Lollipop

Che gli sviluppatori di Android non siano propriamente persone "seriose" è evidente: basta dare un'occhiata ai soprannomi - tutti legati ai dolci - che hanno assegnato alle varie versioni.

A partire da Android 2.3 Gingerbread, poi, hanno deciso di inserire degli easter egg, piccoli e simpatici contenuti nascosti cui si accede sempre nello stesso modo: premendo più volte la scritta Informazioni su Android nel menuImpostazioni.

All'inizio si trattava di qualcosa di semplice, anche se un po' inquietante. Android 2.3 Gingerbread, infatti, mostra un'immagine statica, una sorta di dipinto in cui un omino di pan di zenzero(Gingerbread, appunto) dall'aria poco rassicurante si aggira in uno scenario pieno di zombie al telefono e in compagnia dell'immancabile robottino verde.

Anche Android 3.0 Honeycomb offre un easter egg statico: il robot di Android appare con le sembianze di un'ape; dopotutto, Honeycomb significa favo.

android honeycomb easter egg
L'easter egg di Honeycomb

A partire da Ice Cream Sandwich (Android 4.0) le cose si fanno un po' più movimentate. Questa versione venne rilasciata nel 2011, quando il fenomeno Nyan Cat era al massimo della popolarità.

Così, Google creò un easter egg in cui appare una versione "pixellata" del robottino, premendo a lungo la quale esso inizia a volare proprio come il gatto del meme.

Fu poi la volta di Jelly Bean (Android 4.1, 4.2 e 4.3), che aveva un easter egg animato e in tema: se Jelly Bean è il termine che indica le caramelle gommose, quando si raggiunge una schermata nascosta lo schermo si riempie di caramelle, delle quali ci si può sbarazzare con uno swipe.

In tempi più recenti, Android 4.4 KitKat ha offerto un easter egg che è una sorta di amarcord: tutti i loghi passati racchiusi in un'unica schermata, da Cupcake (Android 1.5) in avanti.

Anche in questo caso si tratta di una sorpresa interattiva: l'utente può spostare e riordinare i loghi usando semplicemente il dito.

Arriviamo così ad Android 5.0 Lollipop, rilasciato non molto tempo fa.

Lollipop offre l'easter egg più complesso di tutti: all'inizio appare un grosso lecca lecca giallo. Tenendovi sopra il dito si avvia una versione personalizzata del popolare gioco Flappy Bird, in cui al posto dell'uccellino c'è il robottino di Android e gli ostacoli sono, naturalmente, dei lecca lecca.

Da ZeusNews

 

Windows 9? No direttamente Windows 10

Microsoft ''salta'' un numero di versione. Tutte le novità del nuovo sistema operativo, gratis per gli utenti di Windows 8.

E così il giorno di Windows 9 ha portato Windows 10, segno di un balzo in avanti del sistema operativo di Microsoft. O così sostiene l'azienda.

La scelta del nome è, in effetti una sorpresa; d'altra parte è comprensibile che Microsoft voglia indicare uno stacco netto da un sistema che, pur avendo i propri fan, nel complesso non è certo stato accolto con piacere, soprattutto nel mondo aziendale.

windows 10

(Fai clic sull'immagine per visualizzarla ingrandita)
 

Per quanto riguarda le novità introdotte in Windows 10, invece, al momento sono state sostanzialmente rispettate quasi tutte le previsioni, anche se il lancio della Technical Preview, ormai imminente, potrebbe finalmente rivelare i veri punti di forza di questa versione.

L'obiettivo con cui Windows 10 è stato progettato è la possibilità di essere eseguito su tutti i dispositivi immaginabili, adattandosi alle diverse caratteristiche: «dalla Internet delle cose ai server nei datacenter aziendali sparsi per il mondo» si legge nel blog ufficiale. Ci saranno diverse interfacce, ma un unico sistema alla base.

È, almeno a parole, il sogno che Microsoft insegue da tanto tempo e l'obiettivo di Satya Nadella: un unico sistema operativo sul quale lavorare, unificando le diverse famiglie che sino a oggi esistono.

Durante la presentazione di ieri, Microsoft ha preferito in ogni caso concentrarsi soprattutto sulle novità dell'interfaccia, quelle di cui si parla da parecchio tempo semplicemente perché sono quelle più attese dagli utenti.

Con Windows 10 pare che Metro (oModern) abbia già esaurito il proprio ciclo vitale: si torna al familiare desktop e, anche se il vicepresidente Joe Belfiore afferma che Microsoft «non ha rinunciato al touch», è chiaro che l'attenzione ora s'è rivolta soprattutto a quanti usano il PC con mouse e tastiera, pur mantenendo alcune comodità che tornano utilia chi usa schermi touch o tablet.

L'azienda di Redmond pare insomma aver imparato ad ascoltare gli utenti, almeno da questo punto di vista, realizzando un'interfaccia creata a loro misura e secondo i loro desideri.

La prima caratteristica di Windows 10 è l'ormai noto ritorno del menu Start, che finalmente diventa ufficiale (anche se dubbi in proposito non c'erano): come ci si aspettava, mette a disposizione uno strumento familiare a tutti gli utenti e in più vi aggiunge la possibilità di inserire alcune "piastrelle" della schermata Start di Windows 8, per avere a portata di mano le varie app e le Live Tiles.

Altra caratteristica richiesta a gran voce è la possibilità di far girare anche le app scaricate dal Windows Store in finestra; fino a Windows 8.1 era possibile soltanto eseguirle a schermo intero, abbandonando il desktop: pratica che chi adoperava normalmente proprio l'interfaccia desktop spesso trovava molto seccante.

Con Windows 10 anche le app girano in finestra, si possono ridimensionare, spostare, massimizzare e minimizzare: proprio come le normali applicazioni.

windows 10 app in finestra
Le app ora girano in finestra (Fai clic sull'immagine per visualizzarla ingrandita)

In Windows 10 torna una caratteristica apprezzata dell'interfaccia di Windows 7, nota come Snap, tramite la quale era possibile ridimensionare le finestre trascinandole verso i bordi dello schermo.

Tale possibilità s'era persa per strada in Windows 8 ma è ora tornata migliorata: dispone di una modalità che permette di disporre automaticamente quattro applicazioni attive in altrettanti "quadranti" dello schermo e anche di visualizzare in uno di essi i programmi in esecuzione.

Sempre per quanto riguarda la gestione dei programmi attivi in Windows 10, segnaliamo la presenza di un pulsante sulla taskbar per visualizzare rapidamente i file aperti e i desktop virtuali utilizzati, sulla falsariga della funzioneExposé di OS X di alcuni ambienti desktop per Linux.

windows10 gestione task

In Windows 10 è stata facilitata la visualizzazione dei programmi in esecuzione. (Fai clic sull'immagine per visualizzarla ingrandita).
 
desktop virtuali sono un'altra - e annunciata - novità di Windows 10; presenti anch'essi da tempo in molti sistemi concorrenti, permettono di organizzare più facilmente le applicazioni aperte.
 
L'ultima particolarità finora annunciata riguarda la capacità di trovare più facilmente i file: File Explorer (l'ultima incarnazione del vecchio Gestione Risorse) ora mostra i file e le cartelle più utilizzate.

La presentazione non ha parlato dell'eventuale introduzione dell'assistente virtuale Cortana: ciò non vuol dire per forza che sarà escluso da Windows 10; semplicemente potrebbe venire presentato più avanti.

Ovviamente queste sono solo alcune delle migliorie introdotte: per quanto gradite, giustificherebbero al limite un salto a Windows 8.2, non certo a Windows 10. Ciò che caratterizzerà davvero questa nuova versione dovrebbe diventare palese nei prossimi mesi.

Dopotutto, il rilascio è fissato per la fine del 2015: Microsoft ha quindi circa un anno di tempo per completare lo sviluppo.

Microsoft svela oggi Windows 9

Oggi Microsoft darà un primo assaggio della nuova versione di Windows durante un evento a San Francisco. Ecco cosa aspettarci

(Foto: Winfuture.de)

(Foto: Winfuture.de)

Dopo anticipazioni e commenti, il 30 settembre – il giorno della presentazione della nuova versione di Windows – è arrivato. Come sappiamo, il successore di Windows 8.1 non sarà svelato nella sua versione definitiva. Quella che sarà mostrata oggi sarà piuttosto una versione preliminare, per dare un’idea della forma che sta prendendo la creatura di Redmond, ancora soggetta a cambiamenti anche significativi: Microsoft la chiama technical preview. L’evento insomma sarà più calibrato sugli addetti ai lavori che sugli utenti finali; il CEO Satya Nadella non sarà presente e non ci sarà diretta streaming, segno che Microsoft non vuole ancora stupire le folle con effetti speciali.

Cosa possiamo aspettarci allora? Intanto, probabilmente, un chiarimento sul mistero del nome. Qualcuno scommette su Windows 9, altri semplicemente su Windows, mentre i più informati sono convinti che Microsoft abbia intenzione di lanciarsi su Windows Th: abbrevia il nome in codice Threshold utilizzato finora e porta avanti la tradizione dei suffissi in due lettere inaugurata, con Windows Nt e portata avanti da Windows Me, RT e XP.

E poi la conferma ufficiale di alcune delle caratteristiche trapelatenella tempesta di rumor delle scorse settimane. Qui però il discorso si fa più complesso: come accennato infatti, quella mostrata oggi sarà un’anteprima tecnica, dedicata a imprese e sviluppatori. L’evento non coprirà quindi nel dettaglio gli aspetti del sistema operativo più interessanti per gli utenti comuni, come il modello di vendita al consumatore, l’introduzione dei desktop virtuali, i cambiamenti all’interfaccia grafica e l’aggiunta del centro notifiche e dell’assistente vocale Cortana.

Magari non li coprirà affatto, e andranno individuati autonomamente durante la presentazione o aspettando con pazienza il giorno in cui sarà disponibile il download – comunque previsto entro la fine di ottobre.

da WIRED.IT

Sat-Fi trasforma lo smartphone in satellitare

Un piccolo hotspot per essere connessi dovunque si vada, o quasi.

satfi

(Fai clic sull'immagine per visualizzarla ingrandita)

Globalstar, uno dei maggiori fornitori di servizi voce e dati via satellite, ha ideato una dispositivo che trasforma qualsiasi smartphone in untelefono satellitare.

L'apparecchio in questione si chiama Sat-Fi ed è concettualmente simile a un hotspot Wi-Fi; tuttavia, anziché connettere a una linea terrestre come una ADSL, connette alla costellazione di satelliti Globalsat.

Non bisogna certo aspettarsi prestazioni da banda larga: la velocità è limitata ad appena 9,6 kbit/s; inoltre il traffico dati viene conteggiato al minuto, esattamente come avviene per il traffico voce. 

Come per tutti gli apparecchi satellitari, occorre che nulla blocchi la connessione tra l'antenna esterna di Sat-Fi e il satellite. A parte queste limitazioni, il sistema funziona in tutta l'America del Nord, come la mappa della coperturamostra.

Il prezzo di Sat-Fi è di 999 dollari, mentre le tariffe al minuto sono al massimo di 1 dollaro.

Vi sono poi alcuni piani tariffari speciali, come quello che offre 40 minuti mensili a 40 dollari e servizio illimitato a 150 dollari, sempre mensili.

 

Da ZeusNews

 

SSD, gaming e alte risoluzioni, ecco cosa ci attende

Da molti anni il Computex di Taipei riveste un ruolo di primaria importanza nello scacchiere mondiale, parlando ovviamente del settore tecnologico. L'area geografica è strategica, visto che Taiwan ospita le sedi di molte aziende attive in campo tecnologico, con produzione "delocalizzata" in Cina. La vetrina offerta dal Computex è osservata con estremo interesse non solo dall'intero Oriente, ma anche dal mondo occidentale, poiché la maggior parte dei prodotti e dei brand sono attivi anche nella nostra metà di mondo.

Sono ormai pochi gli eventi fieristici di un certo prestigio in ambito tecnologico che godono di autorevolezza e gradimento da parte di pubblico e addetti ai lavori; attualmente possiamo considerarne a grandi linee 3 (parlando di Information Technology e Consumer Electronics), ovvero il CES di Las Vegas (USA), il Mobile World Congress di Barcellona (Europa) e, appunto, il Computex di Taipei per l'area asiatica.

Se dieci anni fa si parlava molto di convergenza fra Information Technology e Consumer Electronics, al giorno d'oggi questa fusione non solo è avvenuta, ma la risultante si sta evolvendo in qualcosa di differente e difficilmente classificabile, se non sotto l'enorme e vago cappello di "mobile". Sotto mobile ricadono gli smartphone, i tablet e tutto quel vasto settore degli Ultrabook, ultra-portatili, 2 in 1 e ibridazioni varie che affollano il mercato, presentati a ritmo serrato dai grandi nomi così come da quelli meno in vista.

A margine di ciò il Computex ci ha offerto l'opportunità di verificare come il settore desktop, ormai minoranza, goda ancora di una certa vitalità in alcuni determinati ambiti di utilizzo. Pur lontani dai fasti degli anni passati, i PC "da scrivania" sono oggi macchine scelte per un motivo ben preciso, e avremo modo di parlarne proprio in queste pagine.

In questo articolo intendiamo riassumere le tendenze più evidenti fra quelle osservate, al fine di farsi un'idea più chiara di quello che sarà lo scenario tecnologico dei prossimi mesi. Abbiamo scelto di raggruppare per macro-categorie e limitarci alle cose ritenute più importanti, scegliendo di riassumere tutto nelle conclusioni.

Schede madri e SSD

Una delle tendenze più evidenti riscontrate al Computex 2014 di Taipei è sicuramente la grande diffusione di schede madri basate sui nuovi chipset Intel della serie 9. Praticamente tutti i produttori di schede madri hanno presentato un gran numero di modelli basati su questi nuovi chipset, in alcuni casi con una gamma davvero vasta come ad esempio Gigabyte.

Non siamo però di fronte a un aggiornamento di gamma comune a molti altri, quanto a un classico esempio di come un nuovo prodotto possa costituire un volano anche per altri settori chiave. Le schede madri con chipset Intel serie 9 portano infatti in dote un nuovo socket destinato allo storage primario, dando un'indicazione chiara al mercato. Stiamo parlando del socket M.2 per SSD su scheda, che vanno quindi a definire un mercato ben preciso per i mesi a venire. I Solid State Drive per il mondo desktop di oggi sono nella quasi totalità dei casi basati sul form factor da 2,5 pollici, con interfaccia SATA 6Gbps, ma con i nuovi sistemi si potrà disporre di un'opzione in più.

L'importanza di questa novità non è facilmente percepibile, se non dagli appassionati: il socket M.2 non porta solo in dote una nuova forma per i Solid State Drive, ma offre anche la possibilità di dotarli di interfaccia PCIe, superando il collo di bottiglia del SATA 6Gbps presente ormai da tanto tempo, garantendo al contempo l'utilizzo di soluzioni PCIe compatte, mentre attualmente gli SSD PCIe sono quasi tutti realizzati su scheda per PC desktop.



Esempio di implementazione di SSD M.2

Ecco quindi che molti marchi come ad esempio Plextor, Adata, Kingston, Sandisk e altri ancora hanno aggiornato la propria gamma con SSD M.2, dotati di interfaccia SATA oppure PCIe. Non saranno solo i sistemi desktop a godere di questa nuova opzione, ma anche i sistemi portatili. Un bel passo avanti in termini di prestazioni, quindi, avvenuto in maniera molto più veloce rispetto a quanto sarebbe stato possibile attendendo l'avvento ufficiale dell'interfaccia SATA di prossima generazione.


SSD M.2 nel form factor da 80mm

Prestazioni e compattezza si adeguano ottimamente con i dispositivi mobile di prossima generazione, portando nuova linfa ad un mercato sempre molto fiorente. Saranno commercializzati quattro formati M.2 differenziati per la lunghezza del PCB: 42mm, 60mm, 80mm e 110mm, sebbene la maggior parte delle soluzioni osservate di fermino ai modelli da 80mm spingendosi raramente verso l'ingombrante 110mm.

Gaming

Una delle tendenze forse meno attese è un forte ritorno di prodotti PC destinati al gaming, come non si vedeva da anni. Per analizzare questo fenomeno occorre capire come si è evoluto il mercato nel corso degli ultimi anni, soprattutto in ambito desktop ma non solo. Qualsiasi dato di mercato può testimoniare con sconcertante evidenza che il PC desktop viene scelto da sempre meno persone in ambito casalingo, ai quali viene preferito un PC portatile o un tablet (che per esigenze di navigazione e consultazione basta e avanza).

Questo ha portato a una netta selezione del mercato per ciò che riguarda il PC desktop: se qualche anno fa una soluzione di questo tipo era la norma un po' per tutti, oggi la presenza di molte alternative anche economiche ha fatto del PC da scrivania una scelta abbastanza precisa per alcuni utenti. Non solo; in ambito desktop esistono anche svariate versioni di all-in-one, motivo per cui chi sceglie un PC da scrivania vede moltiplicarsi le opzioni rispetto al semplice concetto di case + monitor.

Ne emerge un quadro che fa del DIY, fai da te il tuo PC, un fenomeno molto più di nicchia rispetto al passato. Oggi chi si assembla un PC è perché lo vuole cucito addosso alle proprie esigenze e sono di solito i videogiocatori e alcuni professionisti dell'audio video, oppure chi cerca soluzioni molto silenziose e potenti al tempo stesso (categorie che possono confluire una nell'altra). PC potenti sotto ogni punto di vista, meglio se dotati di sistemi di raffreddamento a liquido.

Partendo da questo presupposto molti produttori di hardware hanno lanciato numerose linee di prodotto gaming, cercando di incontrare la domanda di questi appassionati, unendo tra l'altro l'utile al dilettevole, visto che con questa tipologia di hardware si possono mantenere margini di guadagno più elevati rispetto ai prodotti mainstream in cui è una lotta all'ultimo sangue con la concorrenza. Anche il case più economico è predisposto per adottare sistemi di raffreddamento a liquido, mentre alcune aziende scelgono addirittura un brand a parte per le linee gaming senza compromessi, Asus ROG e Auros di Gigabyte valgano come esempi.

Abbiamo visto esposte molte serie di mouse e tastiere meccaniche, così come sistemi di raffreddamento a liquido pensati per essere utilizzati anche da chi traffica poco con l'hardware del PC. Un settore vibrante, insomma, quello del gaming; molto presto vedremo anche sul nostro mercato la maggior parte dei prodotti presentati, compresi alcuni super PC portatili con sistemi RAID 0 a triplo SSD (Aorus X7) e risoluzioni molto elevate.

Risoluzioni elevate e wearable

Il tema della risoluzione degli schermi merita un approfondimento a parte. Nel corso di tutta la fiera, a prescindere dalla tipologia di dispositivi che ci siamo trovati ad osservare, abbiamo notato una forte tendenza ad aumentare la risoluzione degli schermi, partendo dagli smartphone fino ad arrivare ai monitor da tavolo. Certo, si potrà osservare che da tempo è in corso una vera e propria sfida al maggior numero di PPI nel settore smartphone, ma anche tablet e PC non sono da meno.

In molti ricorderanno le prime linee di Ultrabook, macchine molto spesso valide sotto il profilo hardware ma quasi tutte limitate da uno schermo 1366x768 pixel, scelto dalle aziende per mantenere i prezzi al di sotto della soglia consigliata da Intel e dal buonsenso. Le cose stanno cambiando e anche in fretta, grazie ai prezzi dei pannelli ad elevata risoluzione in calo e ad una sensibilizzazione generale maggiore per questa importante caratteristica.


All in One 4K di MSI

Non sono mancati esempi di PC portatili gaming da circa 13 pollici di diagonale con risoluzione 3K (prossima o comunque intorno ai 3000 pixel per il lato maggiore), così come sistemi All in One 4K, che vedremo sempre più spesso sul mercato. Ormai non sono certo una rarità i tablet con risoluzione full HD (1920x1080 pixel), così come PC portatili con display da 2560x1400 pixel. Una migrazione totale alle risoluzioni elevate, insomma, che ha due tipi di motivazioni alla propria base.

Da una parte troviamo sicuramente l'evoluzione tecnologica che ha portato alla realizzazione su grande scala (e quindi accessibile a prezzi inferiori) di schermi con un gran numero di pixel, dall'altra un buon motivo per le aziende per proporre al pubblico prodotti differenti da quelli già posseduti, con differenze sostanziali in almeno una delle componenti.

Tutto sommato i tanto attesi wearable, i dispositivi indossabili, hanno avuto molto meno spazio di quello previsto alla vigilia. Non sono mancati esempi di aziende che hanno proposto alcuni modelli, anche interessanti, ma si respira un clima più che altro di attesa in questo settore, per capire quale tipologia di approccio può incontrare maggiormente i gusti del pubblico.

Tirando le somme

Volendo tirare le somme sulle tendenze (il dettaglio sui singoli prodotti li trovate navigando inquesta pagina dedicata), il Computex appena terminato ha fornito interessanti spunti di riflessione. Sono passati i tempi in cui si vedeva molto "ferro" negli stand che popolano questa vasta fiera, poiché a livello mondiale è cambiato il modo di rapportarsi con la tecnologia. Oggi, molto più che una volta, si tende ad acquistare un dispositivo fatto e finito piuttosto che assemblarselo da soli.

Resta in ogni caso alto l'interesse degli appassionati per le nuove tecnologie integrate in PC, smartphone e tablet, ed è risultato particolarmente interessante vedere come molte aziende si sono fatte avanti con una vastissima offerta di schede madri con chipset Intel serie 9, a riprova di come il mercato desktop, soprattutto a livello aziendale/corporate, sia ancora particolarmente vitale (ne abbiamo parlato anche in questa news). Un grande fermento è quello registrato anche nel settore SSD, logica conseguenza dell'adozione di un nuovo socket dedicato nelle schede appena nominate.

Lo standard M.2 sembra essere quello che andrà alla maggiore nei prossimi mesi, che metterà nelle condizioni, in alcuni casi, di superare lo scoglio prestazionale costituito dall'interfaccia Serial ATA 6Gbps. Abbiamo detto in alcuni casi, poiché saranno gli assemblatori (o gli utenti) a scegliere unità SSD M.2 con interfaccia SATA 6bps oppure PCIe, che a seconda delle implementazioni può garantire transfer rate massimi nell'ordine dei 2GB al secondo.


Metropolitana di Taipei, tutti con lo smartphone in mano

La tendenza che va per la maggiore era e rimane in ogni caso quella dei dispositivi mobile. Basta guardarsi in giro e non per forza in fiera. Non c'è stand o scenario urbano che non sia dominato dagli smartphone o da accessori ad essi dedicati, a riprova di come in molti abbiano scelto questo dispositivo come primario, a volte rinunciando a qualsiasi altro apparecchio, PC compreso. Non è questa la fiera per vedere modelli nuovi, poiché il mercato è così frenetico che non si attende una manifestazione per presentare l'ultimo modello, ma di certo lo smartphone è al centro delle attenzione di un po' tutti i produttori.

Chi produce NAS, ad esempio, ha speso con noi molte più parole per descrivere come accedere ai contenuti da smartphone e tablet con app dedicate, piuttosto che parlarci del proprio modello nello specifico. Questo senza eccezioni, a riprova di come sia particolarmente importante mettere sempre un piede nel settore mobile, in qualche modo. Non si tratta certo di una novità ma più che altro di una conferma.

Da Hwupgrade

Al Computex 2014 i processori del 2015

Intel, AMD e nVidia svelano i nuovi processori che si faranno guerra nei prossimi mesi.

Il Computex di Taipei, svoltosi nei giorni scorsi, è stato l'occasione, per i principali produttori di chip, per mettere in mostra le novità che ci attendono nei prossimi mesi.

Ad aprire le danze è stata Intel: l'azienda ha presentato l'architettura Broadwell (Core di quinta generazione) a 14 nanometri, con la quale è realizzato il processore su cui si basa l'Asus Transformer Book T300 Chi.

Intel stessa, però, ha voluto mostrare le potenzialità di Broadwell portando a Taipei un ibrido tablet-notebook da lei stessa realizzato: si tratta di un prototipo che non raggiungerà mai il mercato ma è servito a mostrare di che cosa sono capaci i nuovi processori.

Il tablet, chiamato Llama Mountain, è spesso appena 7,2 millimetri (meno dell'iPad Air, che ha uno spessore di 7,5 millimetri), pesa appena 670 grammi e offre uno schermo da 12,5 pollici. Il sistema operativo è Windows 8.1.

Il processore al suo interno, costruito come detto con architettura Broadwell, il primo esemplare della nuova famiglia Core M, marchio che Intel intende introdurre per i chip a basso consumo, con un risparmio di energia sino al 45% e una produzione di calore dimezzata rispetto alla generazione precedente.

Per dimostrare l'efficienza e l'ottimale gestione energetica di questi processori, Llama Mountain è costruito senza ventole eppure non risente di alcun fenomeno di surriscaldamento; inoltre riesce ad avviare i programmi istantaneamente riducendo i tempi di attesa praticamente a zero.

Llama Mountain, come dicevamo, è un ibrido: collegando la tastiera diventa un notebook, e come tale è presentato da Intel: il confine tra tablet e computer portatile, in questo modo, sostanzialmente sparisce. Le prestazioni sono migliori rispetto ai laptop tradizionali, eppure le dimensioni sono ancora più ridotte.

I primi prodotti con Broadwell in versione mobile - dunque, salvo ripensamenti, quelli marchiati Core M - dovrebbero arrivare in tempo per gli acquisti natalizi; nel corso della prima metà del 2015 arriveranno quindi le versioni desktop e server.

Se Intel mette in mostra Broadwell, AMD presenta invece le APU Mobile Performance 2014, dedicate agli ultrabook e in generale ai dispositivi ultrasottili ad alte prestazioni.

Questi processori si basano sullapiattaforma Kaveri che segna il proprio debutto in ambito laptop.

Basate su architettura Steamroller, i chip presentati al Computex sono marchiati A-Series, ossia sono la versione che offre le migliori prestazioni (quelli E-Series si concentrano invece sul risparmio energetico).

AMD Kaveri mobile Pro

(Fai clic sull'immagine per visualizzarla ingrandita)
 
La GPU, integrata nella APU di AMD, è un chip Radeon R7; i suoi 8 core si aggiungono ai 4 core di Steamroller.

Inoltre, queste APU sono disponibili per gli utenti più esigenti anche in versione FX e possono - sostiene AMD - gareggiare alla pari con i Core i5 e i7 di Intel, arrivando sino a superarli.

Le APU A10 sarebbero infatti in grado di offrire un incremento di prestazioni del 50% per quanto riguarda la grafica e una potenza di calcolo 1,2 volte superiore a quella di un processore Intel Core i5-4200U (basato quindi su architettura Haswell).

Le APU FX vedrebbero l'incremento di prestazioni grafiche arrivare al 58% e offrirebbero una potenza di calcolo 1,5 volte superiore a quella di un Intel Core i7-4500U (Haswell ancora una volta).

Accanto ai due attori maggoiri c'è anche nVidia, che ha svelato il SoC Tegra K1.

Per mostrarne le capacità, l'azienda ha portato un tablet Xiaomi Mi Pad, una sorta di clone dell'iPad Mini basato per l'appunto sul K1.

L'idea è mostrare come si possa realizzare un concorrente per il tablet di Apple garantendo al tempo stesso prestazioni elevate e prezzo contenuto. 

Il Mi Pad, che adotta Android 4.4.2 molto personalizzato (MIUI) come sistema operativo, offre accanto al Tegra K1 a 2,2 GHz uno schermo da 7,9 pollici con risoluzione di 2048x1536 pixel, 2 Gbyte di RAM, 16 oppure 64 Gbyte di memoria interna.

Il tutto è venduto in Cina all'equivalente di poco meno di 150 euro (versione da 16 Gbyte) o 200 euro (versione da 200 Gbyte).

 

Il Garante privacy contro i cookie

Senza il consenso degli utenti non si può fare nulla.

Il Garante per la privacy ha dichiarato guerra ai cookie: non proprio a tutti, ma a quelli destinati a«finalità di profilazione e marketing».

È questo ciò che si apprende dal comunicato rilasciato dopo l'attività di consultazione eseguita nei mesi scorsi e ora approdata a un provvedimento generale.

Il Garante si premura di definire che cosa sia un cookie - «piccoli file di testo che i siti visitati inviano al terminale (computer, tablet, smartphone, notebook) dell'utente, dove vengono memorizzati, per poi essere ritrasmessi agli stessi siti alla visita successiva» - e di specificare la differenza tra quelli tecnici (usati per esempio per restare loggati in un sito) e quelli che invece tengono traccia delle abitudini di navigazione al fine di offrire pubblicità mirate agli utenti.

I siti che ne fanno uso devono quindi informare adeguatamente gli utenti, attraverso un banner che compaia alla prima visita e un'informativa estesa linkata in tutte le pagine, dando anche la possibilità di rifiutare la ricezione dei cookie. L'utente, inoltre, deve avere sempre la possibilità di modificare le proprie preferenze in merito.

garante cookie esempio
L'esempio di "informativa breve" realizzato dal Garante (Fai clic sull'immagine per visualizzarla ingrandita)

Nel caso queste disposizioni non vengano rispettate sono previste diverse sanzioni amministrative: da 6.000 a 36.000 euro se manca l'informativa o se questa è inidonea; da 10.000 a 120.000 euro se i cookie vengono installati sui PC degli utenti senza il consenso preventivo; da 20.000 a 120.000 euro per l'omessa o incompleta notificazione al Garante.

Da Zeus News

 

Apple non recapita SMS a chi passa ad Android? Una conferma

Lasciare la Mela può essere un vero problema: lo si apprende da fonti interne Apple.

Da tempo una diceria si tramanda tra gli utenti di iPhone passati ad Android: pare che Apple faccia loro pagare il tradimento bloccando o rallentando la ricezione degli SMS.

Una conferma del fatto che qualcosa di strano c'è davvero arriva direttamente da un'impiegata Apple e dalla storia raccontata da Adam Pash, di Lifehacker.

Pash si è infatti trovato nella situazione di passare da iPhone ad Android e di vedere all'improvviso che gli SMS spediti da utenti con iPhone non arrivavano.

Il guaio è che non si tratta di impressioni o di dicerie: chi abbandona la mela poi si trova davvero nei guai con i messaggini e l'impiegata di Apple addetta al supporto tecnico con cui ha parlato Pash l'ha confermato. La parte peggiore, nelle parole dell'addetta, è che «gli ingegneri ci stanno lavorando ma non hanno la più pallida idea di come sistemarlo».

Il colpevole di tutto ciò è iMessage, il servizio lanciato con iOS 5 e che permette di scambiarsi messaggi istantanei tra dispositivi Apple oltre che SMS e MMS.

Quando si inizia a utilizzare iMessage, il numero di telefono viene associato all'applicazione, che è un sistema separato da quello che normalmente gestisce gli SMS.

Quando si abbandona l'iPhone, se non si annulla manualmente l'associazione tra il numero e iMessage, i messaggi provenienti da un iPhone continueranno a essere diretti verso l'account iMessage non più utilizzato per un massimo di 45 giorni.

In più, il mittente vedrà comunque apparire la scritta«consegnato», e si chiederà perché il destinatario non risponda.

In alcuni casi, dopo un certo periodo di tempo gli SMS riusciranno comunque a raggiungere il destinatario; in altri casi resteranno bloccati per sempre. Il guaio peggiore è però che non sempre chi disattiva iMessage riesce a evitare i problemi, e il perché pare non essere chiaro nemmeno a Apple.

Apple - l'impiegata lo ha ammesso chiaramente - è al corrente di tutto questo e sa che il problema colpisce molte persone, come confermano anche le raccomandazioni fornite dal supporto; ma non riesce a trovare una soluzione.

In attesa che Apple fornisca la via d'uscita, Adam Pash ha elaborato un sistema che per lui ha funzionato: si tratta però di convincere tutti i contatti che dispongono di un iPhone ad applicarlo, dato che sono loro a doverlo fare.

Da Zeus News

Microsoft ammette: abbiamo spiato la posta di Hotmail

Sospettando un leak di Windows 8, Microsoft non ha atteso l'autorizzazione del giudice.

La vicenda inizia nel settembre del 2012, poco più di un mese prima del rilascio di Windows 8.

In quel periodo, Microsoft riceve un'email da fonte anonima, il cui autore afferma di aver ricevuto informazioni riservate sull'imminente sistema operativo Windows 8, da parte di un blogger, il quale avrebbe anche ottenuto parte del codice del sistema stesso.

 

 

Dato che il blogger avrebbe contattato la fonte da un account Hotmail, Microsoft riunisce il team legale e il team investigativo, i quali danno lo stesso parere: in base all'EULA ci sono gli estremi per poter curiosare all'interno di quell'account, senza bisogno di ottenere l'approvazione di un giudice.

Dopotutto, i server che conservano le email sono di proprietà di Microsoft, e nessuno ha bisogno di un mandato per cercare tra le proprie cose.

Setacciando i messaggi, l'azienda scopre che le informazioni fornite al blogger arrivano da un dipendente, Alex Kibkalo, il quale mette anche a disposizione via OneDrive parti del codice di Windows 8 RT.

Solo a questo punto Microsoft - dopo oltre un anno di indagini - chiama l'FBI, che pochi giorni fa ha arrestato Kibkalo con l'accusa di aver venduto dei segreti industriali.

Pare che a motivare le azioni di Kibkalo ci sarebbe del risentimento maturato nei confronti di Microsoft dopo aver ricevuto una nota per scarso rendimento sul lavoro.

In tutta questa vicenda, il dettaglio più interessante è vedere come Microsoft possa accedere con una certa libertà agli account di posta degli utenti.

Certamente, prima di arrivare a quel punto l'azienda vuole il parere positivo dei due team di cui parlavamo all'inizio, ma da un certo punto di vista è preoccupante pensare che ciò sia possibile senza che un giudice debba intervenire: siamo infatti abituati a pensare che i nostri messaggi ci appartengono.

Invece, consegnando le email a un servizio esterno e accettando le condizioni d'uso garantiamo a Microsoft il diritto di setacciare i nostri contenuti qualora lo ritenga necessario, come nel caso in cui sospetti che l'account venga adoperato per violare la proprietà intellettuale dell'azienda.

Ora che la vicenda s'è risaputa, l'azienda di Redmond ha promesso che per il futuro riserverà la lettura delle email soltanto a quei casi che richiedono il mandato di un giudice e l'approvazione da parte di un procuratore federale; inoltre rilascerà ogni due anni un rapporto contenente il numero di ricerche effettuati e il numero di account da queste interessati.

In ogni caso, è sempre bene tenerlo presente: affidare i propri contenuti - siano essi email, foto, video o documenti - a un servizio terzo significa anche perderne almeno in parte il controllo.

 

Da ZeusNews