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Internet Explorer ai minimi storici, Chrome in ascesa

C'è stato un tempo in cui Internet Explorer era praticamente l'unico browser utilizzato al mondo, e relegava i concorrenti a percentuali infime del mercato.

Poi, le cose hanno iniziato a cambiare: la seconda guerra dei browser ha visto le alternative acquisire sempre più terreno.

Microsoft decise di reagire facendo ripartire lo sviluppo di Internet Explorer, ma a un certo punto si accorse che serviva un browser più moderno: così, insieme a Windows 10 nacque Edge, destinato nelle intenzioni del gigante di Redmond a rinverdire i fasti di Internet Explorer negli anni migliori.

I dati di Net Market Share, però, ci mostrano che le cose sono andate diversamente: all'inizio dello scorso anno, a meno di sei mesi dal lancio di Windows 10, Internet Explorer era usato ancora dal 46% degli utenti.

Il 32% gli preferiva Chrome, il 12% usava Firefox e gli altri si dividevano il restante 10%: tra questi c'era anche Edge, con un magro 2,8%.

Dodici mesi dopo, all'inizio del 2017, lo scenario è mutato: Internet Explorer ha perso molto terreno, proprio come si augurava Microsoft, ma non a favore di Edge, la cui diffusione è limitata anche dal fatto che questo browser è disponibile soltanto per Windows 10.

Il nuovo anno vede la quota di Internet Explorer calata ormai al 21%. Edge, nonostante l'ultima versione di Windows sia passata dall'avere il 10% del mercato all'avere il 24%, è cresciuto in maniera davvero modesta: oggi è adoperato appena dal 5,3% degli utenti.

A guadagnare da questa fuga degli utenti da Internet Explorer non è stato Firefox, rimasto sostanzialmente stabile al 12% (dopo essere però scivolato sino all'8% in agosto), ma Chrome, balzato sino al 56%.

Se Firefox nel 2016 ha dovuto scontare una certa inferiorità rispetto a Chrome, inferiorità che la versione 51 dovrebbe in buona parte finalmente colmare, un altro venerabile browser non ha vissuto molto bene lo scorso anno: Opera.

Il browser norvegese s'è limitato a galleggiare intorno all'1%, ma i suoi problemi non hanno riguardato tanto la quota di utenti posseduta (che ha subito un duro colpo nel 2013, con l'abbandono del motore di rendering proprietario Presto in favore di Blink, unito a una perdita di funzionalità) quanto il cambio dell'assetto societario avvenuto verso la fine dell'anno.

A novembre Opera Software s'è divisa in due: una metà, Opera ASA, è rimasta norvegese e si occupa dello sviluppo di app, giochi, Opera TV, della VPN SurfEasy e altro a ancora; l'altra metà, Opera AS, che si occupa dello sviluppo del browser, è passata in mano a un consorzio cinese, che l'ha pagata 600 milioni di dollari.

Il software, il logo e il marchio ora appartengono agli investitori cinesi i quali, appena conclusa l'operazione, hanno licenziato 85 dipendenti, portando il totale al di sotto dei 400.

Il browser Opera, che da poco ha festeggiato i 20 anni, si trova oggi in una posizione difficile, resa complicata dal fatto che le fonti di finanziamento tradizionali come gli accordi con gli operatori e la concessione in licenza delle sue tecnologie vanno esaurendosi a causa dei cambiamenti intercorsi nel mercato.

In questo panorama alcuni nuovi attori si sono presentati sulla scena. Il primo di essi ha molti legami con Opera, essendo stato fondato da alcuni ex dipendenti dell'azienda: si tratta di Vivaldi, basato anch'esso su Blink e dedicato agli utenti che vogliono poter personalizzare ogni parte del proprio browser.

L'altro è Brave, creato dal cofondatore di Mozilla Brendan Eich. Meno dedicato alla personalizzazione estrema, afferma di essere in grado di bloccare il tracciamento nel web e di rimuovere le pubblicità, sostituendole però con dei banner alternativi.

Leggi l'articolo originale su ZEUS News - http://www.zeusnews.it/n.php?c=24942